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Preparare un dolce insieme significa condividere un tempo fatto di osservazione, manipolazione e piccoli gesti. Anche spezzare un biscotto, mescolare un ingrediente o seguire una spirale di crema può diventare un’occasione di apprendimento. Inoltre, prepararla insieme rende la ricetta ancora più speciale e coinvolgente per i bambini.

Se ti piacciono le attività da fare insieme, puoi esplorare anche il Mitoblog di Syrakous.

La torta spirale senza cottura si presta bene a questo tipo di esperienza. Non richiede forno, è veloce da realizzare e permette al bambino di partecipare in modo attivo, lasciandosi guidare dai sensi. Toccare gli ingredienti, riconoscerne il profumo, osservarne i colori e assaggiare il risultato aiuta a trasformare la ricetta in un piccolo percorso tra cucina, gioco e relazione. Puoi lasciare che il bambino partecipi in base all’età e alle sue possibilità, accompagnandolo con calma. Così, preparare insieme una torta aiuta a sviluppare attenzione, coordinazione e familiarità con i gesti quotidiani.

 


 

Difficoltà: bassa
Tempo di preparazione: 10 min. + raffreddamento
Porzioni: 12

Procedimento
Mescolo gli ingredienti in questa sequenza:
200 g di biscotti secchi spezzati grossolanamente
50 g di frutta secca a scelta tra uvetta, noci, pistacchi oppure gocce di cioccolato
50 g di cacao amaro in polvere
100 g di zucchero
100 g di burro fuso freddo oppure 90 ml di olio di semi di girasole
5 cucchiai di latte

Verso il composto in uno stampo apribile da 18 cm, uniformo la superficie e ripongo in frigo per 30 minuti.

Crema al cioccolato
Sciolgo a bagnomaria fino ad ottenere un composto omogeneo:
150 g di cioccolato bianco
5 cucchiai di latte

Poi lascio raffreddare a temperatura ambiente, e, intanto, mescolo spesso con una frusta.

Successivamente riempio di crema una tasca da pasticciere e, partendo dal centro della torta, decoro la superficie tracciando una spirale.

Infine, lascio rassodare in frigo per 10 minuti e la servo fredda.

La mia torta spirale senza cottura è pronta!

I protagonisti della famiglia Olimpini sono le antiche divinità greche: Zeus, Era, Ade, Demetra, Poseidone, Afrodite, Apollo, Ares, Artemide, Atena, Dioniso, Efesto ed Ermes. La linea in legno della famiglia Olimpini porta avanti l’eredità di questi affascinanti dèi attraverso una varietà di giochi educativi che comprende I Doni degli Dei, collezione di 13 puzzle dai pioli giganti, Mitomondo, collezione di 4 puzzle a incastro, Mio Tempio, gioco di costruzione magnetico che comprende una collezione di 10 templi greci, e infine i Mitoyoyo, collezione di 16 yo-yo a tema mitologico. Ogni prodotto è impreziosito da un racconto mitologico bilingue, italiano e inglese, ed è confezionato in robuste scatole di cartone con coperchio.

La parola mito deriva dal greco antico e significa racconto fantastico. Si colloca tra la storia e la fantasia, nasce in un luogo fuori dal tempo e conserva la freschezza e l’immaginazione di un’umanità fanciulla. È proprio questo il tratto che lo accomuna all’infanzia: la curiosità, la fervida immaginazione e l’immediata spontaneità. Il mito appare fuori da ogni logica e razionalità, ma possiede la stessa capacità del bambino di tenere insieme assurdo e coerenza, realtà e immaginazione. Per questo il mito incontra il gioco in modo così naturale. Il bambino ha bisogno di giocare e di imparare toccando, guardando e facendo esperienza diretta della sensorialità. Giocando, resta ancorato alla realtà ma allo stesso tempo se ne distacca per creare nuove strutture, competenze e saperi.

Tutti i giochi della famiglia Olimpini nascono proprio da questa intuizione. L’obiettivo è dare corpo reale e concreto ai miti, dare un volto a figure che fino a oggi sono state narrate, illustrate e immaginate, ma mai davvero giocate attraverso qualcosa che si possa toccare. Puzzle, costruzioni, personaggi e templi permettono ai bambini di entrare in relazione con un immaginario che prende forma, consistenza e presenza reale.

Il mito esprime i primordi di una società, con le sue regole, la sua cultura e il suo pensiero sulla vita. È profondamente legato al territorio che lo genera e nasce dall’esigenza di esprimere usi, costumi, lingua e visione del mondo di una civiltà. Sono contenuti che ritroviamo anche nei percorsi formativi di educazione civica, già a partire dai 3 anni di età. Trasmettere questo senso di appartenenza e questo piccolo bagaglio culturale diventa allora fondamentale per le generazioni future. Giocare con la famiglia Olimpini offre al bambino uno stimolo tattile, visivo e manipolativo, ma nello stesso tempo lo invita a muoversi continuamente tra vero e fantastico, tra reale e immaginato, tra concreto e sogno.

La sfida della famiglia Olimpini è proprio questa: far rivivere le antiche vestigia della propria città e portarle allo sguardo attento del bambino, che scopre e apprezza la bellezza del luogo in cui vive. Così ruderi e resti archeologici acquistano voce e significato, e il bambino può immaginare la bellezza che è stata, ma soprattutto imparare a guardare la bellezza che c’è.



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